16 Ragioni per cui il tuo alito è cattivo

Finalmente un articolo completo che ti svela tutto sull’alitosi: significato, cause, rimedi e prevenzione. Scopri in questa guida tutti i modi per conoscerla e soprattutto evitarla!

16 Ragioni per cui il tuo alito è cattivo
16 Ragioni per cui il tuo alito è cattivo
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    Vivi nel timore di trovarti nell’imbarazzo di avere un alito cattivo? Il tuo timore è comprensibile e più diffuso di quanto tu possa credere, poiché l’alitosi è un problema che assilla più di 1/3 della popolazione mondiale. Che l’alitosi sia un fenomeno occasionale o che dipenda dal fatto che tu sia un amante del caffè o dell’aglio, si tratta comunque di una cosa sgradevole, e noi oggi ti aiuteremo a combatterla attraverso la conoscenza.

    Concentrarsi sull’igiene orale per combattere l’alito cattivo è importante, ma non basta se non applichi metodi specifici per pulire il cavo orale e se non attui sistemi di prevenzione che ti tengano lontano da questo disagio.

    Quanti di noi ad un certo punto della nostra vita non ci siamo ritrovati con un pessimo alito? L’American Dental Association, associazione dentale riconosciuta a livello internazionale, fa chiarezza a riguardo e per quest’articolo ci siamo avvalsi delle sue ricerche per fare chiarezza sull’argomento alitosi e cercare di comprenderlo meglio.

    Partendo dal dato di fatto che può capitare a chiunque, le cause non balzano sempre all’occhio con immediatezza perché, credici oppure no, ci sono fattori scatenanti che neppure immagini e che oggi scoprirai assieme a noi!

    Una passeggiata nella storia: relazioni sociali e conseguenze dell’alito cattivo dal passato ai giorni nostri

    L’alitosi non è un problema dell’era moderna ma una patologia tra le più antiche della storia umana, ed anche una tra quelle che hanno un impatto maggiore nelle relazioni sociali. Le fonti storiche descrivono fenomeni di alito cattivo già dall’antichità, e nelle documentazioni l’aspetto curativo passa in secondo piano rispetto alle conseguenze sociali di questo tipo di disturbo.

    Ti invitiamo a seguirci in una passeggiata a ritroso nel tempo, che ti farà comprendere quanti aspetti diversi vengono coinvolti in un problema spesso sottovalutato, ma che ha implicazioni più serie di quanto tu possa pensare e che accomunano società anche molto diverse tra loro:

    L’alito cattivo nella drammaturgia di epoca romana (III sec. a.C.)

    In questo periodo un’opera teatrale del drammaturgo Plauto Tito Maccio cita un personaggio che declama parole di disprezzo per la propria moglie, affetta da alitosi. La frase recita testualmente: “Preferirei bere l’acqua delle fogne che baciare mia moglie.” Una dichiarazione molto pesante, che ben evidenzia le conseguenze nel rapporto sociale dell’alito cattivo.

    L’alito cattivo nei trattati di leggi civili e religiose (III-V sec. d.C.) dei Maestri ebrei

    Si tratta del trattato per eccellenza di tutte le leggi ebraiche, testo classico dell’ebraismo chiamato Talmud. In una delle pagine, si parla di contratti matrimoniali e viene chiaramente specificato che le nozze possono essere dichiarate nulle se uno dei coniugi soffre di alito cattivo.

    L’alito cattivo nei primi testi di medicina risalenti all’antica Grecia (V sec. d.C.)

    In questo caso, il riferimento è ad Ippocrate, che nei suoi testi menzionava l’importanza di avere un buon alito, collegando quest’ultimo alla purezza interiore e allo stato positivo dell’anima. A tal scopo, egli suggeriva la ricetta di un collutorio primordiale per tenerlo sempre fresco prodotto da un miscuglio di vino, anice, semi di aneto e mirto.

    L’alito cattivo nei testi religiosi delle civiltà islamiche (VII sec. d.C.)

    I riferimenti si collegano al periodo classico di digiuno nella cultura islamica (Ramadan) e prescrivono l’utilizzo della radice di un particolare tipo di legno chiamato Miswak, per pulire i denti ed evitare l’alitosi. Una leggenda narra che Maometto cacciò via un fedele dal suo cospetto a causa dell’alito cattivo.

    L’alito cattivo nei testi religiosi buddhisti della cultura giapponese (VIII sec. a.C.)

    In questi testi, ancora oggi considerati documenti sacri della cultura religiosa giapponese, si menziona la pulizia del cavo orale e della lingua come strumento di prevenzione per l’alitosi, come azione imprescindibile da compiere assieme alle preghiere mattutine.

    L’alito cattivo nei testi religiosi dell’Induismo (VII sec. a.C.)

    Al pari della religione buddhista, anche quella induista ritiene che la bocca debba essere curata e tenuta sempre pura, attraverso una pulizia profonda da attuare soprattutto prima delle preghiere. Il motivo risiede nella convinzione che la bocca è la porta di accesso del corpo, e come tale deve essere tenuta pulita.

    L’età moderna: le conseguenze dell’alito cattivo nelle relazioni sociali

    Negli ultimi anni, la ricerca scientifica ha posto un interesse sempre maggiore negli studi dedicati all’alitosi. Dalla prima diagnosi effettuata nel XIX sec. ad opera di Joseph William Howe, attualmente i centri specializzati che si occupano di questa patologia sono principalmente l’ISBOR (International Society for Breath and Odor Research) e l’IABR (International Association for Breath Research). Tramite le riviste scientifiche redatte da queste Associazioni, come ad esempio, il Journal of Breath Research, gli studi sull’alitosi hanno compiuto passi da gigante e le cause che determinano l’alito cattivo si sono delineate in modo sempre più chiaro.

    Parallelamente all’aspetto scientifico, un altro fattore ha catturato negli ultimi anni l’attenzione di sociologi ed esperti: le conseguenze sociologiche correlate all’alitosi.

    L’ Istituto dell’Alito ha divulgato i risultati di una ricerca che dimostra gli effetti psicologici ed emotivi dell’alito cattivo nei rapporti sociali, testimoniando i suoi molteplici effetti negativi e le ripercussioni sulle relazioni ad ogni livello.

    Analizzando un campione di persone in varie fasce d’età, l’Istituto dell’Alito ha dimostrato che l’alitosi costituisce un forte limite per la vita sociale, che crea disequilibrio ed ansia e che influenza molto negativamente i rapporti sentimentali, professionali e di conoscenza.

    Ansia e relazioni influenzate in modo evidente dall’alito cattivo portano ad un ulteriore coinvolgimento negativo che deteriora l’autostima e crea stress e mancanza di fiducia da parte degli altri. La maggioranza delle persone esaminate durante la ricerca ha evidenziato un profondo disagio, conseguente a derisione da parte di amici e colleghi di lavoro, oltre ad un allontanamento familiare, soprattutto per quanto riguarda la relazione tra coniugi.

    In ogni caso, l’individuo affetto da alitosi deve essere consapevole che il fenomeno non è irreversibile e che la qualità della migliora dal punto di vista fisiologico e psicologico con trattamenti medici localizzati.

    Ho l’alitosi! E ora cosa faccio?

    Ho l’alitosi! E ora cosa faccio

    Se nella tua vita hai già sofferto di alitosi, potresti già immaginare che le storie che portano a scoprilo possono avere le modalità più svariate ed inusuali. Una delle scene più tipiche nelle statistiche, è quella che vede un amico o un parente di famiglia passarti all’improvviso una mentina o una gomma da masticare con tuo sommo terrore.

    Passare un chewing gum o una caramellina per intervenire amichevolmente sull’alito cattivo, è in effetti uno dei modi più comuni e meno invasivi per comunicare all’altro con tatto e diplomazia che il tuo alito ha qualcosa che non va.

    Questo momento paralizza chiunque ci si trovi, e in un attimo passano davanti alla tua mente come in un fotogramma tutte le eventuali azioni che possono aver causato quell’orribile realtà. Forse è il cibo che hai mangiato a pranzo, oppure un problema di cattiva digestione o ancora qualche patologia di cui non sei a conoscenza. Fatto sta, che il terrore si impossessa di te così come il disagio di essere ormai una figura che tutti schiveranno a vita.

    Le cause dell’alito cattivo in realtà possono essere molteplici ma le statistiche ci insegnano che si tratta di un problema eliminabile o almeno controllabile per tutti. Quindi, vogliamo tranquillizzarti ed invitarti a proseguire la lettura con la fiducia positiva nel fatto che si tratta di una patologia che può essere gestita senza grosse difficoltà, seguendo attentamente le istruzioni per combatterla.

    Il cavo orale è il luogo prediletto dei batteri e la parola d’ordine è: neutralizzali

    Ci sono cose che accomunano gli esseri umani oltre ogni differenza geografica, e uno di questi sono i batteri che si insediano nel cavo orale e ne colonizzano gli spazi, soprattutto quelli tra i denti e nella zona della lingua. Questo elemento è determinante nello sviluppo dell’alitosi e deve indurti a correre ai ripari prima che essa si sviluppi. Le possibilità di prevenzione sono tante, dallo spazzolino al pulisci lingua, dal filo interdentale ai tanti prodotti facilmente reperibili sul mercato come i migliori kit per lo sbiancamento dei denti qui.

    Tutti i rimedi disponibili sono certamente un’arma molto valida per fare un passo da gigante nella lotta contro i batteri, ma è molto importante acquisire ogni informazione necessaria per avere consapevolezza sull’argomento e poterlo limitare al meglio. I batteri vanno neutralizzati, ma come?

    Conosci più da vicino i batteri e i microbi che rendono il tuo alito maleodorante

    Il cattivo odore che arriva dalla tua bocca è la diretta conseguenza di quella che potremmo definire una putrefazione microbica di residui di cibo, in commistione con saliva e cellule. Dando un’occhiata più da vicino, i microbi del cavo orale che causano l’alitosi sono generalmente batteri Gram-negativi (quelli di colore rosa a seguito della colorazione di Gram) ed includono specie dai nomi molto difficili da ricordare, come ad esempio quelli dell’elenco che segue: Prevotella melaninogenica, Treponema denticola, Porphyromonas gingivalis, Porphyromonas endodontalis, Prevotella intermedia, Bacteroides loescheii e…beh, l’elenco sarebbe davvero lungo ma non vogliamo addentrarci in un campo incomprensibile e sicuramente neanche tu.

    In sostanza, le ricerche hanno provato che non c’è una corrispondenza diretta scontata tra batteri e alitosi, poiché la causa del fenomeno è da ricercare in una complessa interazione tra diverse specie batteriche che si combinano tra loro. Tali interazioni batteriche nascono probabilmente nello spazio tra le gengive e nelle sacche tra la gengiva e la parte interna del dente, ma anche nella parte posteriore della lingua.

    La superficie dorsale della lingua trattiene un gran numero di cellule e microrganismi, e quando il contenuto microbico è maggiore, si può originare il fenomeno dell’alito cattivo.

    Quali sono i metodi di diagnosi dell’alito cattivo

    I metodi per determinare se soffri di alitosi sono davvero svariati, e tu probabilmente ne conoscerai almeno uno: l’auto diagnosi. Questo metodo si fonda su una serie di tecniche che puoi fare a solo per capire se il tuo alito è cattivo. Di seguito ne elenchiamo le più praticate (tra cui non compare quella che forse hai già usato, e che consiste nel mettere le mani a conchiglia e soffiarci dentro!):

    • Leccare il proprio polso: si tratta di un sistema che sfrutta i solfati e che consiste nel leccare la parte interna del polso ed annusarlo dopo che si è asciugato. Se l’alito è cattivo, si sentirà poiché i solfati vengono trasmessi dalla lingua alla pelle.
    • Sentire un sapore sgradevole in bocca: quando si consumano bevande alcoliche o zuccherate oppure cibi piccanti, se hai l’alito cattivo si sentirà sotto forma di sapore cattivo.
    • Passare una garza di cotone nel cavo orale: si deve strofinare una garza di cotone nella parte posteriore della lingua e poi sentire l’odore che la impregnerà. Se l’odore non è buono, significa che l’alito è cattivo.
    • Rilevare l’alito cattivo tramite filo interdentale: dopo aver passato regolarmente il filo interdentale tra i denti, si può annusare il filo e scoprire com’è l’alito.

    Tuttavia, bisogna aggiungere che il sistema dell’auto diagnosi non è sempre infallibile, poiché a volte le persone pensano di soffrire di alitosi quando invece non è vero, e viceversa. Per cui, tale metodo viene considerato inattendibile per la diagnosi dell’alitosi.

    Le statistiche hanno dimostrato che le persone che ne soffrono davvero spesso non se ne accorgono affatto, a causa di un particolare fenomeno conosciuto come “fatica olfattiva”. Si tratta dell’abitudine che si fa al proprio odore e che ne rende complicata la valutazione tramite l’auto diagnosi.

    I metodi diagnostici più sicuri per rilevare l’alitosi

    A parte l’auto diagnosi, non considerata un metodo di diagnosi professionale, esistono sistemi che permettono di rilevare in modo sicuro la presenza di alitosi nel cavo orale. I metodi più utilizzati sono:

    • Test organolettici olfattivi
    • Misura dei gas di respiro
    • Test di laboratorio

    In quest’articolo non ci addentreremo nella spiegazione di ogni metodo, ma ognuno di essi prevede l’intervento di un esperto dentale che può rilevare in modo scientifico se soffri di alito cattivo.

    Esistono in commercio strumenti portatili di uso personale che vengono venduti come apparecchi in grado di rilevare l’alitosi. Purtroppo però, essi non sono sempre esatti ed il loro utilizzo viene spesso sconsigliato dai professionisti.

    Di solito, lo strumento per eccellenza utilizzato nei test di alitosi è un apparecchio chiamato Halimeter, la cui caratteristica principale è quella di rilevare la presenza di composti solforati. Questo strumento fu inventato negli anni Novanta ed è ancora in uso, nonostante la tecnologia abbia fatto ulteriori passi in avanti, con l’introduzione di macchinari più sofisticati.

    La lista delle cause principali dell’alito cattivo

    La lista delle cause principali dell’alito cattivo

    Alitosi è una parola che abbiamo usato più volte nel nostro articolo, ma il suono non evoca familiarità poiché resta un termine che incute timore. Una parola che obiettivamente spaventa un po’, e da cui tutti rifuggono per le implicazioni che essa porta con sé. Come abbiamo già spiegato, avere un alito cattivo pregiudica le relazioni con gli altri, spingendoli ad allontanarsi da noi o ad isolarci.

    Se non conosci l’argomento, nella maggior parte dei casi un alito cattivo viene collegato ad una carenza di igiene dentale, ma in realtà l’alitosi potrebbe essere il sintomo di qualcosa che non va nel nostro corpo.

    Il grande interesse che questa patologia ha creato negli ultimi tre decenni, ha fatto sì che i ricercatori abbiano finalmente individuato i motivi per cui l’alito all’improvviso diventa cattivo, e di seguito te ne elenchiamo i principali:

    1. Accumulo della placca: quando la placca si deposita sui denti, avviene un sanguinamento gengivale seguito da un attacco di batteri che producono un gas responsabile dell’alitosi.
    2. Carie: la placca determina lesioni che si trasformano in carie, così come i residui di cibo sono attaccati dai batteri, causando l’alito cattivo.
    3. Dente del giudizio: nella fase in cui la gengiva continua a ricoprire il dente che sta spuntando, i batteri si annidano al suo interno, per poi liberarsi quando il dente è completamente fuoriuscito, determinando l’alitosi.
    4. Fumo: le sostanze tossiche del tabacco si depositano sui denti e vengono assorbite dalle mucose della bocca. Inoltre, esso riduce la salivazione ed in questo modo i batteri hanno modo di proliferare, causando un alito cattivo.
    5. Alitosi alimentare: a parte alimenti che di per sé creano un alito sgradevole (come caffè, aglio o cipolla), anche le diete che alterano il metabolismo possono determinare l’insorgenza dell’alitosi.

    In aggiunta, gli studi hanno confermato che esiste un’altra categoria di fattori collegati a patologie più complesse che portano all’alitosi. Pur rientrando in una casistica meno frequente, a volte l’alitosi può essere scatenata da infezioni rino-faringee come ad esempio faringiti, sinusiti o riniti, oppure da patologie polmonari come gli ascessi polmonari.

    In casi più gravi, l’alitosi può essere un segno rivelatore di patologie epatiche in stato avanzato oppure di insufficienze renali. In particolare, in casi simili l’odore dell’alito assume sfumature di frutta simili a quelle che ti arrivavano da bambino durante la febbre.

    In questi casi, le patologie specifiche si possono collegare con l’alitosi sono:

    1. Acetonemia: conosciuta con il nome comune di “acetone”, è una condizione legata ad un disturbo del metabolismo, frequente soprattutto nei bambini.
    2. Acidosi metabolica: si tratta di un accumulo anomalo di acidi nell’organismo, che determina una diminuzione del pH e che va curata affinché non determini disturbi più seri.
    3. Colite: è un’infiammazione che colpisce il colon e determina spesso la sensazione di ventre gonfio e crampi addominali.
    4. Diverticoli esofagei: è un disturbo congenito o acquisito, per il quale all’inizio e alla fine dell’esofago lo strato muscolare applica una forte resistenza, creando un’alterazione della mucosa esofagea.
    5. Fibrosi cistica: malattia genetica che colpisce le ghiandole esocrine, come quelle che producono il muco ed il sudore, a discapito di fegato, intestino, polmoni e pancreas.
    6. Gastrite: è un’infiammazione della mucosa gastrica che provoca dolori addominali e vomito.
    7. Indigestione: è un dolore dello stomaco solitamente provocato da pasti abbondanti o consumati in troppa fretta.
    8. Polmonite: è una patologia infiammatoria che colpisce il sistema respiratorio e spesso determinata da infezioni batteriche.
    9. Rinite: parola abbastanza comune, denota un’infiammazione nasale delle mucose.
    10. Tonsillite: è un’infiammazione delle ghiandole linfatiche presenti nella gola.
    11. Ulcera peptica: conosciuta comunemente come ulcera dello stomaco, colpisce solitamente la mucosa dello stomaco.

    Un’alitosi temporanea viene spesso provocata dall’assunzione di alcuni farmaci, come ad esempio gli antibiotici, mentre una sensazione simile potrebbe capitarti al mattino quando ti svegli.

    La ragione per cui a volte al mattino ti senti l’alito cattivo, è dovuta al fatto che durante la notte si deglutisce meno e la saliva è minore. In questo caso, l’alitosi tende a svanire subito dopo aver lavato i denti con uno spazzolino regolare, collutorio e filo interdentale.

    Conclusione

    In conclusione del nostro articolo, l’idea che ci siamo fatti è quella che l’alitosi sia un fenomeno davvero complesso, con implicazioni che vanno ben oltre il mero disagio di sentirsi l’alito non a posto. A volte, la psicosi è tale che si crea un fenomeno chiamato “alitofobia”, ossia la paura dell’alito cattivo. Questa sorta di patologia colpisce ogni anno molte persone ed è difficile da sradicare se non si ricorre all’aiuto di persone esperte.

    Per evitare di incorrere in una patologia che implica molte complicazioni a livello relazionale, emotivo e psicologico, sarà bene tenere sempre sotto controllo l’igiene della tua bocca e del corpo in generale.

    Il nostro olfatto è collegato a una serie infinita di emozioni che suscitano accettazione o rifiuto. Il dr. Jonas Nunes, esperto di alitosi conosciuto a livello internazionale, afferma che “l’olfatto é considerato non solamente l’organo dei sensi più emozionale ma anche il più complesso, per l’elevata variabilità di risposte emozionali che gli odori provocano negli esseri umani. Percepire un alito sgradevole in generale produce un aumento delle emozioni negative, come irritabilità, disagio, nervosismo ed agitazione”.

    L’importante è essere rassicurato sul fatto che si tratta di un problema assolutamente temporaneo, che può sparire per sempre con il supporto di specialisti esperti, trattamenti specifici e diete opportune che eliminano il problema alla radice, evitando di spendere un capitale in mentine, collutori, spray e gomme da masticare.